L’eredità del montismo

Mario Monti incalza il governo minacciando di fargli mancare il sostegno di Scelta civica, non determinante numericamente ma rilevante sul piano politico e di immagine anche internazionale, se non ci sarà “un cambio di passo”. Nel mirino del professore non c’è direttamente l’azione dell’esecutivo guidato da Enrico Letta ma i condizionamenti eccessivi che, secondo lui, subisce dai due maggiori partiti della maggioranza: Partito democratico e Popolo della libertà. Come spesso accade a Monti, l’aspetto tecnico e programmatico della sua critica è fondato, ma non appare altrettanto convincente l’esile sfondo politico su cui si staglia.
14 AGO 20
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Mario Monti incalza il governo minacciando di fargli mancare il sostegno di Scelta civica, non determinante numericamente ma rilevante sul piano politico e di immagine anche internazionale, se non ci sarà “un cambio di passo”. Nel mirino del professore non c’è direttamente l’azione dell’esecutivo guidato da Enrico Letta ma i condizionamenti eccessivi che, secondo lui, subisce dai due maggiori partiti della maggioranza: Partito democratico e Popolo della libertà. Come spesso accade a Monti, l’aspetto tecnico e programmatico della sua critica è fondato, ma non appare altrettanto convincente l’esile sfondo politico su cui si staglia. Monti si associa, criticando il metodo, alla campagna anti tasse di Angelino Alfano, condivide quasi parafrasandola l’ansia di Matteo Renzi per uno sforzo più organico di sostegno della crescita, ma non riesce a dare alla sua critica una prospettiva politica autonoma. Ha ragione da vendere quando rivendica più coraggio e coesione nelle scelte di taglio della spesa pubblica, che, a suo dire, furono impedite proprio dai grandi partiti quando il suo governo le propose l’anno scorso (ma è difficile rintracciare questa volontà, come dimostrano le reiterate critiche rivolte allora al governo Monti, e non solo da Francesco Giavazzi, proprio su questo tema). Comunque è giusto sostenere che senza riduzioni reali della spesa non si possono realizzare le riduzioni fiscali necessarie. Se, però, per ribadirlo, si minaccia di far cadere il governo, fornendo una sponda formidabile proprio a quei settori di sfasciacarrozze di destra e di sinistra contro i quali ci si schiera, si finisce in una prospettiva politicamente autolesionista. Questa d’altronde è la condizione del montismo, che ha una sua funzione equilibratrice solo a prescindere dalle prospettive politiche personali dello stesso Mario Monti.